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In anteprima alcuni estratti dal video-documentario:

 

comunicato del 12 luglio 2011

Il 24 giugno il gruppo di alpinisti e documentaristi di Fila-Santa Cruz è rientrato in Italia. Il lavoro svolto sulle Ande della Cordillera Blanca è stato molto soddisfacente. Il bilancio è di due nuove ascensioni: prima salita al Gran Gendarme della Cresta Nord-Est (5800 m) del Nevado Santa Cruz Principale e prima salita della Parete Est del Nevado Santa Cruz Chico. Il team documentaristico formato da: Maurizio Pellegrini per la parte cinematografica e Gonzalo Bavestrello per la parte fotografica, ha seguito il gruppo alpinistico fino a 5200 m riportando piu di 3000 fotografie e di 10 ore di filmati. Le riprese in parete sono state effettuatie dagli stessi alpinisti. Dalla prima settimana di luglio inizierà il lavoro di edizione delle
fotografie e di scelta dei filmati in previsione del film e della conferenza audiovisiva che verranno realizzate sulla spedizione e sul suo tema: l’apertura di una nuova via come gesto creativo e la considerazione dell’alpinismo come una forma d’arte.

Relazione delle scalate

Il giorno 07 giugno siamo partiti per piazzare un campo avanzato sulla via per raggiungere il Gran Gendarme che sostiene la cresta nord est del Nevado Santa Cruz. Salito l´evidente canale di neve alla base del Gendarme ( 5100 m ca.) la salita e´proseguita per cresta fino al grande ghiacciaio pensile che e´ stato raggiunto dal lato sinistro. Superato quest´ultimo abbiamo affrontato il successivo pendio di neve fino a raggiungere un secondo e piu´ piccolo ghiacciaio pensile sul quale abbiamo piazzato un campo avanzato sotto la linea della cima del Gran Gendarme. Rientrati al campo base per un giorno di riposo siamo quindi risaliti per puntare alla cima del Santa Cruz. Raggiunto il campo avanzato, il giorno seguente, siamo ripartiti verso l´alto. Pendii di ghiaccio e neve con risalti anche verticali ci hanno subito messi a dura prova. Momenti di grande preoccupazione per la qualita´del terreno sul versante nord del Santa Cruz ci hanno fatto a tratti temere il peggio. Dopo quattro ore di dura lotta abbiamo raggiunto la cima del gendarme sbucando da un tratto strapiombante e ci siamo trovati su di un enorme meringa instabile circa trenta metri sopra il filo di cresta a circa 5800 metri di quota.
Da questo punto di osservazione era evidente l´impraticabilita´della cresta. Di fronte a noi una successione di enormi meringhe instabili. Sul lato nord, in piena parete, frane di ghiaccio e pietre. Sul lato sud, i pendii scivolano verso il vuoto verticali carichi di neve polverosa. A questo punto non ci resta che pensare all´amico Luciano Colombo (alpinista di valore e volontario dell`Operazione Mato Grosso) per dedicargli la cima e, dopo aver notato una stupenda linea di salita sulla
parete est del Nevado Santa Cruz Chico (ancora vergine), di fronte a noi, gettiamo le doppie verso il nuovo obiettivo. Dopo un giorno di riposo al campo base il 16 giugno risaliamo il ghiacciaio sotto la parete est del Santa Cruz Chico e piazziamo un campo a quota 5200 m. La mattina del 17 partiamo in stile alpino verso il nostro obiettivo. Sarà una scalata lunga 12 ore con momenti problematici specialmente durante il ritorno in corda doppia. La via risolve la prima salita assoluta della parete est del Nevado Santa Cruz Chico. Le caratteristiche della parete rappresentano ampiamente tutte le difficoltà delle montagne andine: verticalità, enormi meringhe di ghiaccio, neve inconsistente. La via percorre il canale centrale della parete est e punta direttamente all`enorme seracco che lo chiude in alto. Raggiunto quest´ultimo piega a destra per aggirarlo con una difficile traversata. Guadagnato un ultimo canale si raggiunge direttamente la cima. Le condizioni metereologiche trovate durante la salita sono state molto dure con temperature stimate attorno ai 15 gradi sotto lo zero e vento forte con cielo coperto e scarsa visibilita sulla montagna. Le condizioni della neve hanno reso problematico anche il ritorno in corda doppia che è avvenuto lungo la stessa via di salita. La via ha un altezza di circa 500 metri per uno sviluppo di circa 600 metri.
La difficolta´complessive della via sono valutate ED (estremamente difficili) con numerosi passaggi su ghiaccio tra gli 80 ed i 90 gradi di pendenza e scarse possibilita´di assicurazione.

comunicato del 01 luglio 2011

Progetto per la prima scalata assoluta e in stile alpino della cresta nord/est del Nevado Santa Cruz (6241m)

Il giorno 07 giugno siamo partiti per piazzare un campo avanzato sulla via per raggiungere il Gran Gendarme che sostiene la cresta nord est del Nevado Santa Cruz. Salito l´evidente canale di neve alla base del Gendarme ( 5100 m ca.) la salita e´proseguita per cresta fino al grande ghiacciaio pensile che e´ stato raggiunto dal lato sinistro. Superato quest´ultimo abbiamo affrontato il successivo pendio di neve fino a raggiungere un secondo e piu´ piccolo ghiacciaio pensile sul quale abbiamo piazzato un campo avanzato sotto la linea della cima del Gran Gendarme. Rientrati al campo base per un giorno di riposo siamo quindi risaliti per puntare alla cima del Santa Cruz. Raggiunto il campo avanzato, il giorno seguente, siamo ripartiti verso l´alto. Pendii di ghiaccio e neve con risalti anche verticali ci hanno subito messi a dura prova. Momenti di grande preoccupazione per la qualita´del terreno sul versante nord del Santa Cruz ci hanno fatto a tratti temere il  peggio. Dopo quattro ore di dura lotta abbiamo raggiunto la cima del gendarme sbucando da un tratto strapiombante e ci siamo trovati su di un enorme meringa instabile circa trenta metri sopra il filo di cresta a circa 5800 metri di quota.  Da questo punto di osservazione era evidente l´impraticabilita´della cresta. Di fronte a noi una successione di enormi meringhe instabili. Sul lato nord, in piena parete, frane di ghiaccio e pietre. Sul lato sud, i pendii scivolano verso il vuoto verticali carichi di neve polverosa. A questo punto non ci resta che pensare all´amico Luciano Colombo (alpinista di valore e volontario dell`Operazione Mato Grosso) per dedicargli la cima e, dopo aver notato una stupenda linea di salita sulla  parete est del Nevado Santa Cruz Chico (ancora vergine), di fronte a noi, gettiamo le doppie verso il nuovo obiettivo. Dopo un giorno di riposo al campo base il 16 giugno risaliamo il ghiacciaio sotto la parete est del Santa Cruz Chico e piazziamo un campo a quota 5200 m. La mattina del 17 partiamo in stile alpino verso il nostro obiettivo. Sarà una scalata lunga 12 ore con momenti problematici specialmente durante il ritorno in corda doppia. La via risolve la prima salita assoluta della parete est del Nevado Santa Cruz Chico. Le caratteristiche della parete rappresentano ampiamente tutte le difficoltà delle montagne andine: verticalità, enormi meringhe di ghiaccio, neve inconsistente. La via percorre il canale centrale della parete est e punta direttamente all`enorme seracco che lo chiude in alto. Raggiunto quest´ultimo piega a destra per aggirarlo con una difficile traversata. Guadagnato un ultimo canale si raggiunge direttamente la cima. Le condizioni metereologiche trovate durante la salita sono state molto dure con temperature stimate attorno ai 15 gradi sotto lo zero e vento forte con cielo coperto e scarsa visibilita sulla montagna. Le condizioni della neve hanno reso problematico anche il ritorno in corda doppia che è avvenuto lungo la stessa via di salita. La via ha un altezza di circa 500 metri per uno sviluppo di circa 600 metri. La difficolta´complessive della via sono valutate ED (estremamente difficili) con numerosi passaggi su ghiaccio tra gli 80 ed i 90 gradi di pendenza e scarse possibilita´di assicurazione. Il team documentaristico formato da: Maurizio Pellegrini per la parte cinematografica e Gonzalo Bavestrello per la parte fotografica ha seguito il gruppo alpinistico fino a 5200 m riportando piu di 3000 fotografie e di 10 ore di filmati. Le riprese in parete sono state effettuatie dagli stessi alpinisti.

Ideazione
Enrico Rosso

Progettazione
Paola Lavagnini, Enrico Rosso, Maurizio Pellegrini, Fabrizio Manoni, Paolo Stoppini, Gonzalo Bavestrello

Sponsors
Fila Sport – abbigliamento tecnico da montagna, calzature e attrezzature da montagna
Ferrino – zaini e tende da alta quota
Cebe – occhiali da alta quota

Si ringrazia il Dottor Valerio Poggiani per la dotazione farmacologica della spedizione,  e la  Ditta RTM della famiglia Ruschetti di Omegna per la fornitura del sistema fotovoltaico per  l’alimentazione delle batterie.

4 Risposte

  1. Una spettacolare impresa… aspettiamo notizie

  2. GRANDE!!!

  3. ciao, apsettiamo notizieeee

  4. Bravi ragazzi, complimenti!!!! Alex Lepori!

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